Giovani e lavoro. “Le catene impiegano under 30 per il 40% e investono in formazione”

“Il 40% della nostra forza lavoro è under 30. Abbiamo molte richieste dei giovani, studenti comprese. Quindi non è così vero che si stiano allontanando dalla ristorazione. Il punto è poi poterli trattenere”.

Così il presidente di Aigrim-Fipe, Riccardo Orlandi, durante il recente Aigrim Day. Evento che ha permesso di mettere sul tappeto tanti numeri e questioni che riguardano il rapporto tra forza lavoro e catene di ristorazione.

“Noi siamo un settore che assumerà sempre persone. Non esiste smart working, non chiudiamo nei weekend” rivendica Orlandi. “Ma in questo momento storico, dobbiamo renderci conto che occorre aggiornare i processi, perché la richiesta di tempo libero viene prima rispetto a quella salariale. E in ogni caso, il tema del salario giusto è ben presente nel nostro modo di affrontare il rinnovo contrattuale”.

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La ristorazione crea più lavoro di tutti. Il tema della produttività

Nello stesso evento, Luciano Sbraga, direttore dell’Ufficio Studi FIPE, ha analizzato diversi dati sul lavoro. Incrociando l’andamento di lungo periodo (2008-2025) con quello più recente (2021-2025), la ristorazione è il comparto che ha aumentato di più l’occupazione, con un +44,6% dal 2008 e un +7,2% dal 2021, contro una media dell’economia rispettivamente del 5,7% e del 6,9%. “Dietro l’occupazione c’è l’aumento delle retribuzioni complessive, e questa è ricchezza per le famiglie”, ha osservato Sbraga, aggiungendo però che la crescita dei posti di lavoro ha un effetto sulla produttività: “È facile fare produttività espellendo manodopera, è più difficile aumentarla aumentando l’occupazione”.

Il quadro dell’occupazione per età riflette la demografia. Fatto 100 il 2005, nel 2025 gli occupati tra 15 e 34 anni sono scesi a 72, con una contrazione del 28%, quelli tra 35 e 49 anni a 87, mentre gli over 50 sono più che raddoppiati, a quota 203. Una dinamica dovuta in parte all’allungamento dell’età pensionabile, ma anche a un effetto sostituzione: i giovani restano più a lungo in formazione, entrano più tardi nel mercato del lavoro e, soprattutto, sono sempre meno numerosi.

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